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A che serve windows quando c'è linux che è superiore???
9月23日

Linux su Xbox finalmente senza saldatore

Scoperto il modo per aggirare le protezioni della Xbox senza doverla smontare e saldare chip di modifica. L'Xbox "liberata" diventa un PC a basso prezzo e dimostra una lezione per gli aspiranti Grandi Fratelli (o cugini tonti) di Palladium

.

Un gruppo di smanettoni denominato Free-X ha annunciato di aver trovato il modo di scavalcare completamente le protezioni della console per videogiochi di Microsoft, permettendo di eseguire sulla Xbox qualsiasi gioco e programma anziché soltanto quelli benedetti dalla società di Redmond. La novità, rispetto a risultati analoghi già noti, è che ora non è più necessario mettere mano al saldatore per modificare la console installando un cosiddetto modchip di dubbia legalità.

La relativa facilità con la quale si può oggi "liberare" legalmente la Xbox significa che la console potrà ora essere usata molto agevolmente come un computer vero e proprio, quale è in realtà, con il beneficio supplementare di un prezzo molto più basso di quello di un PC: Xbox infatti attualmente costa 199 euro. Non male per un Celeron 733 Mhz con 64 megabyte di RAM e un disco da 10 gigabyte, lettore DVD, scheda audio, scheda grafica Nvidia di alto livello e porta Ethernet. Aggiungervi mouse e tastiera USB è banale.

Non sono caratteristiche di spicco, certo, ma sono sufficienti a farci girare dignitosamente Linux e le sue applicazioni (browser, client di posta, suite come OpenOffice.org, player audio e video, per esempio) e ideali per usare la Xbox come terminale "stupido" di un server Linux centrale, in una rete locale in cui le applicazioni risiedono e vengono eseguite sul server ma l'output è mostrato appunto sul terminale. In altre parole, con 199 euro e spiccioli si può andare in tutta sicurezza su Internet, scrivere documenti e generare spreadsheet e vedere i film.


Il gusto dello sberleffo

Non mi aspetto che ci sia ora un'impennata di vendite di Xbox causata da chi la vuole usare come computer supereconomico: la modifica del suo software richiede comunque un paio di passi delicati che scoraggeranno molti utenti. La Xbox "liberata" sarà più che altro un oggetto per appassionati d'informatica, disposti a investire qualche centinaio di euro pur di avere il gusto di far girare Linux sulla "inespugnabile" console di Microsoft, e di contribuire alle perdite economiche della società di Bill Gates.

La Xbox, infatti, è venduta sottocosto: produrla costa a Microsoft circa 325 dollari, per cui su ogni Xbox grava un centinaio abbondante di euro di perdita che nei piani originali dovevano essere recuperati tramite i guadagni sulle vendite dei giochi e sugli abbonamenti ai servizi di gioco online. Ora questo meccanismo commerciale è compromesso.

Non sono cifre che impensieriscono la società: agli esordi della console, nel 1999, a Gates fu detto che la Xbox avrebbe perso da 900 milioni a 3,3 miliardi di dollari, ma il progetto fu approvato perché si riteneva indispensabile affrontare la minaccia della Playstation 2 di Sony e conquistare il mercato (detenere il 96% del mercato informatico evidentemente a Microsoft non basta). Nessun problema, tanto ce ne sono in cassa una quarantina, di questi miliardi (di dollari). E' l'ennesima dimostrazione di come sia facile strangolare la concorrenza quando si hanno tanti soldi da buttar via.


Lezioni per Palladium

Più che altro, la sprotezione di Xbox dimostra in modo molto eloquente un paio di concetti fondamentali nello sviluppo informatico dei prossimi anni. Il primo è che realizzare un computer "blindato" sul quale può girare soltanto il software approvato dal costruttore è un'impresa molto più difficile del previsto, anche quando si hanno a disposizione soldi a carriolate e gli interessi economici da tutelare (quelli dell'industria del videogame, per i quali la console protetta è una misura antipirateria) sono elevatissimi.

Bisogna infatti tenere presente che questo risultato davvero considerevole è stato ottenuto da un gruppo di appassionati, allo scopo di farci girare Linux, non di giocare a videogame copiati. Figuriamoci cosa mai potrà combinare una criminalità organizzata e ricca come quella che sta dietro alle tonnellate di giochi pirata in vendita nei mercato clandestino. Pertanto, quand'anche le difese di Xbox venissero potenziate, non ci vorrà molto a superarle, in un eterno gioco di guardie e ladri.

Va detto, fra l'altro, che il successo degli smanettoni non è certo dovuto a incompetenza da parte di Microsoft. Praticamente tutte le console delle società concorrenti sono state anch'esse "bucate" a vari livelli. Inoltre dalla descrizione della sprotezione è chiaro che non si tratta di una vulnerabilità banale. Microsoft ha progettato Xbox con astuzia, ma gli appassionati sono stati ancora più astuti. La passione aguzza l'ingegno più di qualsiasi stipendio.

L'altro concetto messo in luce da questo exploit è l'estrema vulnerabilità di soluzioni di sicurezza (o antipirateria) basate sull'hardware, come il Next Generation Secure Computing Base della stessa Microsoft, meglio noto per ovvi motivi con nome originale di Palladium.

Sì, vulnerabilità. Il dogma di Palladium è che la sicurezza tramite software non si può garantire, dunque dobbiamo piegarci all'introduzione della sicurezza basata sull'hardware, in cui persino la tastiera comunicherà col computer tramite un circuito protetto. La maggiore sicurezza delle soluzioni hardware sarà forse vera in un mondo ideale, perché concettualmente la sicurezza implementata a livello hardware è più difficile da scardinare di quella basata sul software, ma che succede se l'hardware "sicuro" risulta difettoso?

Se un sistema software rivela una falla, lo si può correggere con un aggiornamento molto semplice (analogo al ben noto meccanismo delle patch per programmi e sistemi operativi). Un aggiornamento software può essere scaricato e installato con estrema facilità: Windows addirittura lo fa in automatico, se non gli dite di tenere le mani a posto. Ma un aggiornamento hardware è un altro paio di maniche. Significa produrre e distribuire nuovi chip e installarli aprendo fisicamente ogni singolo computer, con tutti i costi e rischi che questo comporta. Se Palladium viene realizzato e venduto in un numero significativo di esemplari e poi si scopre che ha una falla, sistemare tutti quei computer sarà un disastro, oltre che una figuraccia di portata cosmica.

A questo proposito le alternative presentate dal caso Xbox sono eloquenti. Il suo sistema di protezione è ormai saltato. E' impensabile che Microsoft ritiri le Xbox attuali e le sostituisca con esemplari "corretti" (che non ci sono ancora), ammesso e non concesso che i proprietari delle Xbox "difettose" siano disposti a collaborare. Microsoft potrà anche far causa a quelli di Free-X, ma a che pro? Ormai la loro tecnica di sprotezione circola liberamente in Internet ed è duplicabile da chiunque abbia un masterizzatore.

Certo fra qualche mese Microsoft produrrà una nuova Xbox con protezioni modificate e chiuderà questa falla. Ma che succede se ne salta fuori un'altra? La storia dell'informatica dimostra che le vulnerabilità ci sono sempre: scovarle è solo questione di tempo e determinazione, cose che alla comunità degli appassionati non mancano. Sostituite Palladium a Xbox in questo scenario, e il destino del Secure Computing è chiaro.

9月14日

La nuova SuSE Linux Enterprise 10

Dopo un periodo di sviluppo durato oltre un anno e mezzo, Novell ha annunciato l'uscita della nuova distribuzione dedicata al mercato Enterprise: SuSE Linux Enterprise 10. A dire il vero si tratta di due versioni distinte, una per il mercato server, SuSE Linux Enterprise Server (SLES), e l'altra per le workstation, SuSE Linux Enterprise Desktop (SLED). A differenza delle versioni rivolte al mercato consumer che hanno un periodo di sviluppo molto veloce (in media una release ogni sei mesi), come ad esempio OpenSuSE, questa uscita include molte delle ultime novità in campo software di cui vi abbiamo più volte dato conto da queste pagine.

Ad esempio vi è l'integrazione ufficiale di Xgl, il nuovo server X in grado di renderizzare le finestre direttamente con OpenGL consentendo di visualizzare sul Desktop effetti grafici innovativi e d'impatto. Vi è inoltre la presenza di Beagle, lo strumento per l'indicizzazione e la ricerca di file, documenti e informazioni presenti sul PC.

Tra le novità che poco toccano l'ambito server ma che di certo arricchiscono enormemente la versione Desktop, c'è da annoverare il passaggio ufficiale di SuSE da KDE a GNOME. C'era da aspettarselo visto che Ximian la società nata per lo sviluppo di applicazioni commerciali basate proprio su GNOME, è di proprietà di Novell. Il look della distribuzione è quindi decisamente cambiato, XGL e GNOME rendono questa release visibilmente differente rispetto alle altre.

Ma ancora più importanti sono le novità per i server. Innanzitutto è da rilevare il debutto di PHP 5 (nella versione 5.1) e MySQL 5 in una versione server di Novell. Certo, fino ad ora anche altre distribuzioni avevano incluso la versione 5 di questo software (come ad esempio Ubuntu, sempre nella versione server), ma non è da sottovalutare l'importanza di questa scelta: in fondo a livello Enterprise solo SuSE (con SLES) e Red Hat (con RHEL) godono di un vasto supporto da parte dei vendor. Scegliere tra una di queste due soluzioni può essere una scelta obbligata se si deve avere a che fare con supporto hardware ufficiale o supporto ad applicativi commerciali. E questo per una azienda significa tanto. Fino ad ora tante aziende non avevano potuto adottare le ultime novità in fatto di programmazione orientata al web proprio per la mancanza di pacchetti ufficiali per queste due distribuzioni. Novell rilasciando SLES 10 anticipa Red Hat e si guadagna la possibilità di avere nuovi utenti che hanno la necessità di utilizzare versioni aggiornate di PHP, MySQL, Apache, PostgreSQL e così via.

Per non parlare poi delle novità presenti nel nuovo kernel, che vede il supporto a tanto hardware in più e introduce anche molte novità in fatto di feature. Primo tra tutti il supporto a Xen 3, progetto dedicato alla virtualizzazione che riscuote sempre più consensi in ambito aziendale. Una delle difficoltà nell'utilizzare Xen da parte degli utenti può essere la relativa complessità nella configurazione: una delle novità di SLES è proprio la presenza di un'interfaccia grafica che facilità l'utente nel compito di mettere a punto una macchina virtuale.

Fa il suo debutto nella versione server anche AppArmor, ampiamente testato nelle due precedenti OpenSuSE, la 10.0 e la 10.1. Si tratta di un software, analogo a Selinux presente in Red Hat Enterprise Server, in grado di migliorare la sicurezza del sistema. AppArmor mette dei limiti al raggio di azione di alcuni programmi in modo da ridurre le possibilità di compromissione e di danno qualora qualche malintenzionato tenti di sfruttare falle per accedere al sistema.

Questa è solo una anticipazione delle potenzialità offerte dalle due nuove distribuzioni di Novell rivolte al mondo professionale. La versione desktop, con l'introduzione di alcune novità grafiche come XGL o applicative con Beagle e la presenza di OpenOffice 2.0 dimostra di essere, in termini di potenzialità, un passo avanti rispetto a Windows, complice anche i ritardi di Vista. La versione server, dal canto suo, completa l'offerta Linux della società di Provo con la presenza di nuovi tool e importanti aggiornamenti nei pacchetti. Chi ha voglia di testare questi due nuovi prodotti può scaricarli direttamente dal sito ufficiale.

Un player "democratico" per Linux

Internet è certamente il più grande mercato espansione per la diffusione di contenuti. Chiunque può, semplicemente con una connessione a Internet, accedere a informazioni senza che le distanze geografiche siano un problema. In questo modo la Rete riesce davvero a dare una voce a chiunque voglia esprimersi e ci offre la possibilità di scegliere e di attingere noi stessi alle fonti, puntando proprio sulla grande libertà offerta dalla rete.

E se blog e siti di informazione, sempre più popolari e numerosi, offrono una versione digitale di qualcosa molto vicino alla carta stampata, i podcast, che negli ultimi tempi hanno avuto un vero e proprio boom posso essere paragonati a vere e proprie trasmissioni radio o video. Uno dei programmi più diffusi per accedere a contenuti offerti tramite podcasting è certamente iTunes di Apple. Questo programma però non è mai stato però disponibile per GNU/Linux e per ora l'unico modo per poterlo utilizzare è quello di ricorrere a Wine passando per la versione per Windows.

Quello di cui vorremmo parlarvi oggi però è Democracy player, un programma estremamente interessante disponibile in maniera nativa per Windows, Linux e Mac OS X. Quello che viene offerto è una gran quantità di contenuti video, molti di questi di natura amatoriale pubblicati con periodicità giornaliera, settimanale e mensile altri tratti da programmi televisivi liberamente disponibili. Per lo più si tratta di contenuti in lingua inglese ma sono presenti anche video in italiano.

La qualità varia ma all'utente viene lasciata una grossa libertà di scelta. Al di là dei contenuti è molto interessante porre l'attenzione agli strumenti utilizzati per creare questo software. In primo luogo troviamo VLC, utilizzato per visualizzare i filmati, che ha il grande vantaggio di essere multipiattaforma. Importante anche la presenza del codice di Mozilla utilizzato per l'interfaccia, molto intuitiva e che richiama anche in parte quella di iTunes.

Da un punto di vista tecnico mi ha colpito molto l'utilizzo di BitTorrent come sistema per la diffusione e la trasmissione dei contenuti. L'utilizzo di strumenti peer to peer, tra l'altro liberi, dimostra come questa tecnologia non sia vincolata ad atti di pirateria e a violazione di diritti d'autore ma rappresenta uno spirito di condivisione in uno spirito collaborativo che può rappresentare davvero uno dei settori in cui investire per lo sviluppo di tecnologia.

9月13日

Il caso di IE7.com

La situazione è quantomeno strana, il caso è per certi versi simpatico, e sarebbe però curioso sapere cosa pensano a Redmond della cosa: il sito IE7.com, infatti, risulta essere in mano nemica e collegandosi all'indirizzo indicato l'unica cosa che è possibile vedere è un grande logo di Firefox che campeggia a schermo pieno. Il click porta direttamente sul sito Mozilla.

IE7.com, ma di Internet Explorer non v'è traccia. Il sito, invece, rimanda direttamente alla pagina in cui il gruppo Mozilla presenta Firefox, suggerendo pertanto il passaggio al browser della volpe. Le indagini della stampa hanno potuto rivelare come il dominio sia stato registrato fin dal 1999. La proprietà del dominio risulta essere di tale Digital Dataflow, azienda che opera in ambito internet e che risulta completamente al di fuori di ogni legame tanto con Microsoft quanto con Mozilla.

Homepage IE7.com

Homepage IE7.com

Da Microsoft non giunge al momento alcun commento e non è dato a sapersi se il gruppo intenda procedere contro il dominio alla stregua di quanto portato recentemente a termine contro una serie di cybersquatter che su domini inerenti a Microsoft ergevano un mercato poco pulito poi debellato dalla denuncia del gruppo di Gates.

Curiosamente il caso di IE7.com non è peraltro assolutamente una novità: anche il precedente IE6.com non era in diretta proprietà Microsoft, ma almeno non inneggiava al nemico e proponeva invece una serie di prodotti legati al gruppo titolare del marchio Internet Explorer. IE7.com può generare oggi confusione, ma se non altro non v'è traccia di truffa e Mozilla può sorridere nel vedere ciò che è riuscito a fare un proprio affezionato utente.

Windows Vista, i prezzi ufficiali

Microsoft ha definitivamente ufficializzato i prezzi del proprio nuovo sistema operativo Windows Vista. Pur parlando ancora di «stima», Microsoft ha compiuto un passo importante dopo i rumor dei giorni scorsi ed apre così la volata che in Gennaio dovrebbe portare il prodotto sul mercato (salvo probabilità di ritardo ancora non completamente fugate, ma sempre meno concrete).

Questi i prezzi in dollari per le varie versioni (così come previsto per il mercato statunitense):

  • Windows Vista Business: 299$ (upgrade: 199$);
  • Windows Vista Enterprise: prezzo non comunicato in quanto disponibile solo sotto Microsoft Volume License e non è prevista una distribuzione al dettaglio;
  • Windows Vista Home Premium: 239$ (upgrade: 159$);
  • Windows Vista Home Basic: 199$ (upgrade: 99.95$);
  • Windows Vista Ultimate: 399$ (upgrade: 259$);

Si estende, nel frattempo, il test su Windows Vista a seguito del rilascio dell'apprezzata Release Candidate 1. Il comunicato riporta le dichiarazioni entusiastiche di parte dei partner del gruppo e viene segnalato come nei prossimi giorni il numero dei tester verrà ulteriormente aumentato (anche tramite riapertura del Windows Vista Customer Preview Program) fino a portarlo ad oltre 5 milioni di utenti. Conferma i buoni esiti dei primi feedback anche Goldman Sachs, il cui analista Rick Sherlung giudica per Reuters «incoraggianti» i primi riscontri registrati dal gruppo.

Il comunicato non offre indicazioni più specifiche circa i tempi del debutto, ma quanto segnalato conferma le ipotesi antecedenti: Novembre per la versione "volume license customers" e Gennaio per la vendita "retail". Il succo della comunicazione per la stampa è tutta nelle parole di Mike Sievert, vice presidente Windows Client Marketing: «l'espansione del programma CPP invia un forte messaggio all'industria ed ai nostri clienti: il tempo per prepararsi a Windows Vista è arrivato.

Chiedo scusa ma lo devo dire...... perdonatemi ma....... VAFFANCULO VI SEMBRA UN PREZZO DECENTE PER UN SISTEMA OPERATIVO DI FACILE ATTACCO????????? MA SUUUUUU VIAAAAAAA!!!!!!!

 
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